Ludus Lab: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo Un aggiornamento editoriale — e una presentazione che era ora di fare
C’è un momento, nella vita di qualsiasi progetto che cresce, in cui il testo di presentazione scritto all’inizio non racconta più quello che si è diventati. Le parole restano, ma il soggetto si è trasformato: ha accumulato esperienze, ha affinato il metodo, ha guadagnato una reputazione che non esisteva ancora quando quelle parole vennero scritte. Quel momento, per il Ludus Lab, è arrivato da un po’. Questo articolo nasce con un duplice scopo: offrire a chi non ci conosce ancora un punto di ingresso onesto e completo, e restituire a chi ci segue da tempo un’istantanea aggiornata di ciò che il collettivo è oggi — le persone che lo animano, i progetti che lo definiscono, la direzione che ha scelto di percorrere.
La persona dietro il progetto: Daniele ‘ DM’ Maviglia
Ogni collettivo ha una storia che comincia da qualcuno. Nel caso del Ludus Lab, quella persona è Daniele Maviglia, conosciuto nell’ambiente semplicemente come DM — un’iniziale che portava già prima che diventasse un acronimo di settore, e alla quale tiene in modo del tutto comprensibile.
Tracciare un profilo biografico di Maviglia richiede una certa pazienza, non per mancanza di materiale ma per abbondanza. La sua traiettoria formativa è genuinamente trasversale, nel senso più letterale del termine: non si tratta di curiosità dispersiva, ma di una costruzione intellettuale che ha attraversato campi apparentemente distanti trovando, con il tempo, una coerenza propria. Partito da una formazione tecnica come perito elettronico, ha poi conseguito due lauree — in Storia Medievale e in Filosofia Epistemologica — prima di intraprendere un percorso post-laurea articolato in Consulenza Filosofica, Coaching e Counseling, fino a diventare Counselor Trainer. Non è una sequenza casuale: è il profilo di qualcuno che ha sempre cercato di capire come funzionano i sistemi — siano essi circuiti, strutture storiche, apparati concettuali o dinamiche umane — e come si possa agire su di essi in modo consapevole.
Oggi Daniele lavora su più fronti simultaneamente. È imprenditore agricolo professionale, formatore e consulente strategico per organizzazioni: attività che, a prima vista, sembrano lontane dal mondo dei giochi di ruolo, ma che ne alimentano la visione in modo diretto. Chi ha passato anni ad accompagnare organizzazioni complesse nei processi di cambiamento (oggi è intermediatore IA nelle aziende), chi sa leggere le dinamiche di gruppo e tradurle in strategie operative, porta nel game design una sensibilità che raramente si acquisisce restando dentro i confini del settore.
A tutto questo si affianca, da oltre quarant’anni, la pratica delle arti marziali. Non si tratta di un hobby parallelo: ha un ruolo attivo nell’insegnamento e coordina progetti sociali in ambito federale nazionale, all’interno della FESIK. È una dimensione della sua biografia che ha plasmato il suo approccio alla leadership in modo profondo e riconoscibile. La disciplina marziale, nella sua forma più matura, non è violenza codificata: è gestione dell’incertezza, capacità di decidere sotto pressione, rispetto per l’altro anche — e soprattutto — nel conflitto. Questi elementi si ritrovano nel modo in cui DM guida il Ludus Lab: con quello che lui stesso definisce uno stile “dialogico e organizzato”, in cui l’autorità non esclude l’ascolto e la struttura non soffoca la creatività.
Come game designer, si descrive con una serie di aggettivi che non si escludono ma si integrano: razionale e procedurale, estroso e narrativizzante, socialmente impegnato ma anticonformista, eclettico e curioso. È una combinazione che rispecchia fedelmente il suo metodo di lavoro: portare al tavolo del game design la stessa attenzione analitica e divulgativa che si applicherebbe a un testo filosofico o a una strategia aziendale, senza rinunciare all’invenzione e alla libertà espressiva che rendono i giochi di ruolo un medium vivo e socialmente rilevante. Attualmente supervisiona oltre trenta progetti in varie fasi di sviluppo, un numero che dice qualcosa sia sulla sua capacità di gestire la complessità sia sulla vitalità del collettivo che ha costruito con l’aiuto di due co-fondatori.
Il Ludus Lab: cos’è, come funziona, perché esiste
Il Ludus Lab nasce come incubatore creativo dedicato al game design e alla narrativa ruolistica. La definizione è corretta ma rischia di essere generica, perché ciò che distingue il collettivo non è tanto l’ambito quanto il modo in cui vi opera. La sua missione si può riassumere in uno slogan che il collettivo ha fatto proprio nel tempo: non lasciamo nessun gioco di ruolo rinchiuso nel cassetto. Non è una formula di marketing. È una postura operativa che ha conseguenze concrete: nessun progetto avviato viene abbandonato, indipendentemente dai tempi o dalle difficoltà incontrate lungo il percorso. In un settore dove le idee nascono e muoiono con una frequenza scoraggiante, è una scelta che merita di essere notata.
Il collettivo conta oggi una ventina di membri attivi, con ruoli e contributi diversi per intensità e specializzazione. Tra i fondatori figurano Andrea Tortoreto — co-fondatore e autore, che incarna una filosofia che lui stesso sintetizza in “Mind & Play: giochi che fanno pensare, pensieri che fanno giocare” — e Lorenzo ‘Differenzo’ Viglione, co-fondatore e autore, figura creativa dall’approccio provocatorio e laterale. A loro si affiancano collaboratori stabili come Andrea Carbone, Alessandro Ferrarese, Luca Brasiliano, Baldassarre Minopoli, Mattia Di Chio, Stefano Vetrini, Marzio Morganti, Giulia Ciccotti, Enrico Brunetta, Beatrice D’Antonio, Davide Becucci, Edoardo Rosa, Giovanna Zignaigo per l’illustrazione, Gregory Ezechieli per la produzione video e fotografica e molti altri ancora. La compagine è in evoluzione: nuovi membri hanno fatto il loro ingresso nel collettivo, e di loro si parlerà nelle sedi opportune.
La struttura organizzativa è volutamente flessibile e decentralizzata. I team si formano attorno ai singoli progetti, con una forte autonomia creativa bilanciata da procedure interne condivise. Non esiste solo una gerarchia rigida, ma esiste un metodo: quello che il Ludus Lab ha sviluppato nel tempo come approccio sistematico allo sviluppo di giochi, e che rappresenta forse il contributo più originale del collettivo alla cultura del game design italiano.
Il metodo: dove l’accademia incontra il mondo indie ed il mercato
Uno degli elementi che distingue il Ludus Lab nel panorama della produzione ruolistica indipendente è la presenza di un metodo esplicito e condiviso. Ogni progetto attraversa cinque fasi riconoscibili: Ideazione, Progettazione, Sviluppo, Playtesting e Rilascio. Non si tratta di una sequenza rigida, ma di un percorso che garantisce coerenza e tracciabilità, anche quando i tempi si allungano o le condizioni cambiano. Gli strumenti di lavoro sono in larga parte digitali e in cloud, il che permette la collaborazione a distanza senza perdere la coordinazione.
Il ‘Manuale delle Procedure Interne’, si esiste veramente, definisce questo approccio come “processi professionali accademici con passione indie e attenzione al mercato”: una formula che potrebbe sembrare ossimorica, ma che descrive con precisione la tensione creativa al cuore del collettivo. Il rigore metodologico non è fine a sé stesso, non è accademismo fine a sé stesso: è lo strumento che permette a più persone, con stili e sensibilità diverse, di lavorare insieme in modo efficace e di produrre risultati qualitativamente alti. La passione indie, d’altra parte, garantisce che quel rigore non si trasformi mai in conformismo o in prudenza eccessiva; infine, il costante dialogo con editori tradizionali consente eventuali sbocchi economici.
Un aspetto particolarmente concreto di questo metodo riguarda la tutela delle proprietà intellettuali. Molti autori — specialmente quelli alle prime esperienze in un contesto collaborativo — esitano a condividere le proprie idee per timore che vengano appropriate o svilite. Il Ludus Lab ha costruito nel tempo procedure interne che garantiscono la protezione delle IP di ciascun contributore, permettendo a tutti di muoversi con fiducia all’interno del collettivo. È un servizio offerto gratuitamente ai propri membri, e rimuove uno degli ostacoli più comuni e silenziosi che trattengono gli autori dal portare le loro idee oltre il cassetto.
Sul tema dell’intelligenza artificiale, il collettivo ha adottato una posizione che merita attenzione, non tanto per la sua originalità quanto per la sua coerenza. In un settore dove il dibattito oscilla spesso tra entusiasmo acritico e rifiuto pregiudiziale — quello che Maviglia chiama “ludismo farisaico” — il Ludus Lab ha scelto la trasparenza come unico criterio. Quando l’IA viene utilizzata in un progetto, lo si dichiara esplicitamente: in quale fase, in quale misura, con quale modello. Il collettivo sta sviluppando un sistema interno di certificazione, una sorta di scala progressiva dell’uso dell’IA applicata alla produzione ludica, che permetterà a lettori, giocatori ed editori di valutare con consapevolezza il contributo tecnologico in ciascun titolo. È un tentativo serio di definire un’etica pratica in un ambito in cui le posizioni tendono ad essere più performative che operative.
I progetti: un catalogo in movimento
Parlare dei progetti del Ludus Lab significa parlare di un catalogo che non ha mai smesso di crescere e che, per scelta esplicita del collettivo, non conosce abbandoni (…nel game design ruolistico non si butta via nulla…). Tra i titoli attualmente in fase di finalizzazione, quattro concentrano in questo periodo l’attenzione del DM in prima persona: un manuale sul worldbuilding, Salem 1666, un’immersione drammatica e moralmente densa nei processi alle streghe del New England; Detective Note: Londaris, un investigativo tecno-gotico ambientato in una megalopoli dal sapore espressionista, sviluppato con Viglione; Anime d’Acciaio: Skyfall, progetto ambizioso e tecnicamente complesso ispirato ai mecha anime degli anni ’80 e ’90, con integrazioni digitali incorporate nel sistema di gioco; e Nomina Obscura, il più riservato tra i titoli in lavorazione, sul quale il collettivo mantiene per ora una discrezione voluta. Restano attivi anche City of Follen — fantapolitica sovrannaturale con temi legati ai profughi infernali e all’asilo politico —, Timor Noctis — dedicato all’elaborazione emotiva dei traumi infantili attraverso la dimensione onirica —, e Damocle: Sentenza Finale. L’insieme forma un catalogo eterogeneo per temi e registri, ma coerente nella qualità dell’approccio: ciascun titolo nasce da un’idea che aveva qualcosa da dire, e viene sviluppato fino a quando non riesce a dirlo.
Per il 2026 è in preparazione un contest di game design aperto a tutti, con un sistema di valutazione che includerà una componente affidata all’intelligenza artificiale. I dettagli e le modalità di partecipazione saranno comunicati attraverso i canali ufficiali, auspicabilmente, nei prossimi mesi.
La presenza digitale: dove trovarci
Il sito luduslab.social è oggi pienamente operativo e in crescita costante: ha superato i 200 contenuti pubblicati e si avvicina ai 2.000 iscritti, un risultato ottenuto senza mai ricorrere a sponsorizzazioni a pagamento. È un dato che il collettivo considera indicativo non tanto della propria bravura promozionale quanto della rilevanza reale dei contenuti prodotti. Sul sito si trovano il blog, le quickstart gratuite di alcuni giochi, le schede dei progetti e l’accesso — per chi si iscrive — ai laboratori digitali in cloud dove è possibile seguire in anteprima lo sviluppo dei titoli in produzione.
Su Instagram, @luduslab.social, il profilo è il punto di contatto principale per aggiornamenti, riflessioni sul game design e anticipazioni. È presente anche un canale Facebook, e si ragiona concretamente su un futuro approdo su YouTube. Il blog pubblica con cadenza non vincolata a un calendario fisso, ma sempre su temi coerenti con la vocazione del collettivo: game design, giochi di ruolo, fenomeni editoriali e culturali che gravitano attorno a questi mondi.
Una sfida aperta: il mercato tradizionale
Sarebbe disonesto presentare il Ludus Lab come un collettivo che ha già risolto tutte le equazioni. Una in particolare rimane aperta, e chi vi parla (il collettivo del LudusLab) non esita a nominarla: il rapporto con gli editori tradizionali. Il mercato italiano dei giochi di ruolo è in una fase di quasi-saturazione, e i tempi di risposta delle case editrici tradizionali sono strutturalmente fuori sincrono rispetto al ritmo produttivo di un collettivo come il Ludus Lab. Non è una questione di qualità — il riconoscimento della qualità è già arrivato, nelle forme in cui suole arrivare: feedback positivi, interazione crescente, presenza sui canali della comunità. È una questione di visibilità istituzionale, di quella forma di legittimazione che passa ancora, nel settore, attraverso il rapporto con gli editori consolidati.
La strategia adottata è paziente e deliberata: continuare a costruire reputazione, ampliare il catalogo, farsi notare per la solidità del lavoro prima ancora che per la sua quantità. Non è la strada più rapida, ma è quella che il collettivo ha scelto di percorrere senza scorciatoie. E nel frattempo, il Ludus Lab ha dimostrato di saper esistere e crescere anche al di fuori di quei circuiti: attraverso Kickstarter, Itch.io, DriveThruRPG, Lulu, Amazon, e commissioni di ghostwriting per il mercato italiano e internazionale.
Un invito
Chi ha un progetto nel cassetto che rischia di restarci, chi vuole capire come funziona il game design collaborativo in un contesto strutturato, o chi cerca semplicemente un ambiente in cui creatività e metodo non si escludano a vicenda, può iniziare da qui: luduslab.social, su Instagram e sul sito ufficiale.
Il Ludus Lab non è un punto di arrivo. È un laboratorio nel senso più proprio del termine: un luogo in cui le idee vengono portate, lavorate, messe alla prova e, alla fine, rilasciate nel mondo.






